Come prepararsi a una visita medica: il mio metodo per non dimenticare nulla
Ieri ero in sala d’attesa per una visita ginecologica e, mentre aspettavo il mio turno, pensavo a tutte le cose che avrei dovuto raccontare al medico.
Visite, esami, terapie, sintomi comparsi e scomparsi, date.
Per fortuna ho tutto segnato, ho pensato.
E subito dopo: ma come facevo prima, quando non avevo la mia lista reminder?
È da lì che mi è venuta l’idea di scrivere questo post.
Perché il mio metodo è di una banalità disarmante. Talmente banale che non avevo mai pensato potesse valere la pena condividerlo.
E invece, dopo anni di visite, mi sono resa conto di quanto mi sia utile.
Verba volant, scripta manent: la mia memoria è scritta
Per ogni specialità che seguo — e per la quale ho qualcosa da ricordare — ho un foglio.
A volte è un file Word, altre un semplice foglio di carta scritto a mano, ma la costante è sempre la stessa: il riassunto cronologico dei dati salienti della mia storia.
Una specie di memoria esterna.
Segno le visite, gli esami importanti, quando è comparso un sintomo, quando ho iniziato o cambiato una terapia, cosa è emerso da un controllo.
Niente di sofisticato e soprattutto niente papiri: poche righe per ogni evento, quelle che mi servono per ricostruire il filo.
Prima di una nuova visita lo aggiorno, lo stampo e lo infilo nella mia cartellina.
Questo che vedete nella foto è proprio uno dei miei.

“Mi riassume la sua storia?”
Chi ha una storia medica un po’ lunga probabilmente conosce bene questa domanda.
Il problema è che a volte la risposta dovrebbe iniziare con: “Quanto tempo ha?”
Perché dopo anni di visite ed esami non è così scontato ricordarsi cosa è successo prima, cosa dopo, quando hai iniziato una terapia o cosa era emerso da quell’esame fatto tre anni fa.
E nella tranquillità di casa magari riesci anche a ricostruirlo.
Ma ci sono situazioni in cui tranquilla non lo sei per niente.
Mi è successo qualche mese fa, quando mi sono ritrovata a fare accertamenti in una situazione più urgente, in balia di coliche renali.
Stai male, sei preoccupata e davanti hai qualcuno che, giustamente, ha bisogno che tu gli riassuma la vita, la morte e i miracoli della tua storia clinica possibilmente in cinque minuti.
Ecco.
In quel momento essere lucidi e ricordarsi tutto non è esattamente scontato.
Avere il mio foglio davanti mi ha aiutata tantissimo.
Il mio storico è il primo foglio della cartellina
Lo metto sempre sopra a tutta la documentazione, che — ormai lo sapete — amo tenere rigorosamente in ordine cronologico, dalla più recente alla più vecchia.
Piccola parentesi sulla mia mania dell’ordine: sono così fissata solo con i documenti medici, eh. Se guardate il mio armadio sembro un’altra persona. 😂
Negli anni ho eliminato anche le cartelline di cartone enormi e ingombranti. Voglio che tutto sia il più agile possibile: una cartellina leggera, lo storico come primo foglio e dietro la documentazione che potrebbe realmente servire.
Generalmente porto con me quella degli ultimi due anni. I documenti più vecchi li lascio a casa, a meno che non ci sia qualcosa di particolarmente rilevante per quella visita.
Non voglio arrivare dal medico con l’archivio completo della mia vita sotto braccio: voglio trovare quello che serve in pochi secondi.
In questo modo il mio storico diventa quasi l’indice della cartellina.
E a volte succede proprio questo: il medico prende il foglio, scorre la mia cronostoria e mi chiede direttamente il singolo esame o referto che vuole approfondire.
“Mi fa vedere la risonanza del…?”
E io so esattamente dove andare a cercarla.
E i medici lo apprezzano
Questa è una cosa che ho notato praticamente ogni volta che tiro fuori il mio storico.
I medici lo apprezzano moltissimo.
Invece di affidarsi ai miei vaghi:
“Credo fosse nel 2022…”
“No, aspetti, forse quella terapia l’avevo iniziata dopo…”
hanno davanti la sequenza degli eventi e, se qualcosa merita di essere approfondito, possono chiedermi direttamente il relativo referto.
Ovviamente il mio foglio non sostituisce la documentazione medica e non contiene mie interpretazioni o diagnosi.
È semplicemente il filo che tiene insieme tutto.
Come creare uno storico medico personale
Io utilizzo Word e tengo un file diverso per ogni specialità.
Anzi, in alcuni casi sono ancora più specifica: ho uno storico solo per i Pap test e uno per le mammografie.
Potrebbero tranquillamente rientrare nello storico ginecologico, ma io ormai ho troppa roba. Purtroppo. 😅
Quindi preferisco tenerli separati.
Anche perché sono proprio quelle cose per cui, prima o poi, arriva la fatidica domanda:
“Quando ha fatto l’ultimo Pap test?”
“Quando ha fatto l’ultima mammografia?”
E tu: taaac.
Data, risultato, eventuale commento o controllo successivo. Tutto lì.
Insomma, non ci sono regole: dividete gli storici nel modo che vi permette di trovare le informazioni più velocemente.
E non è indispensabile farlo al computer. Fino a poco tempo fa usavo anch’io un semplice foglio scritto a mano e funzionava benissimo.
Oggi preferisco Word soprattutto per una questione di praticità: continuo ad aggiornare sempre lo stesso documento e, ogni tanto, posso anche fare un po’ di pulizia.
Perché un controllo di sei anni fa in cui era “tutto ok”, se nel frattempo non è successo nulla di rilevante, probabilmente non mi serve più portarmelo dietro per tutta la vita.
Con Word posso aggiornare, rivedere e sfoltire lo storico quando serve, lasciando le informazioni che hanno ancora senso per ricostruire il mio percorso.
Lo scopo, alla fine, è sempre lo stesso: avere una cronologia utile, non l’ennesimo documento infinito da consultare.
E soprattutto deve rimanere semplice.
Non serve scrivere un poema. Più è sintetico, più è facile da consultare.
A me bastano tre informazioni:
DATA – TIPO DI VISITA/ESAME – COSA È EMERSO
La data può essere completa oppure, se non la ricordate, anche solo mese e anno.
Per esempio:
20/08/2026 – ECOGRAFIA ADDOME: nodulo endometriosi 19 × 22 mm
Fine.
Se c’è una nuova terapia, un sintomo importante o un’indicazione da ricordare, aggiungo anche quello.
L’obiettivo non è riscrivere il referto, ma avere a colpo d’occhio le informazioni necessarie per ricostruire cosa è successo e quando.
E vi assicuro che, quando qualcuno vi chiederà:
“Quando ha fatto l’ultima…?”
avere la risposta lì davanti sarà una piccola soddisfazione.
Taaac.
Non serve ricordarsi tutto. Serve sapere dove ritrovarlo.
E nel frattempo il medico magari si spazientisce.
Perché noi abbiamo tutta la nostra storia da raccontare, ma lui ha magari 10-15 minuti da dedicarci e altri pazienti dopo di noi.
Con il mio storico davanti, invece, so subito cosa è successo, quando è successo e, se serve approfondire, quale referto andare a recuperare nella cartellina.
Ma soprattutto mi permette di arrivare a una visita pensando:
Ok, non devo ricordarmi tutto. È tutto lì.
Forse è davvero una banalità.
Ma ieri, seduta in quella sala d’attesa con il mio foglio in mano, ho pensato che se una cosa così semplice ha aiutato tanto me, magari poteva essere utile condividerla.
Quindi eccola qui.
Se avete una storia medica lunga, diversi specialisti o semplicemente la stessa memoria ballerina che ho io, provate.
Create il vostro storico, aggiornatelo dopo ogni visita e mettetelo sopra a tutto il resto.
La prossima volta che qualcuno vi dirà:
“Mi riassume brevemente la sua storia?”
potreste ringraziarvi per averlo fatto.
Taaac.
Spero possa essere utile anche a te. Fammi sapere se lo utilizzerai 😉
Un abbraccio,
Elena – Aspirante Mamma

